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A colloquio con Maria Toorpakai

2016 toorpakai conferenzaMassimo Bianchi ha incontrato, nei giorni scorsi MARIA TOORPAKAI (nella foto durante la conferenza in Vaticano), l’atleta pakistana di Squash e così la presenta:
Mentre il mondo si spertica nel costruire muri insormontabili, organizzare eventi costosissimi in luoghi conosciuti, perché i rapporti economici siano la soluzione ai mali di questo tempo, fatto solo di social, di messaggi buttati inconsapevolmente sulla rete, di rapporti chiusi o aperti solo sul virtuale, su teorie di genere da riconoscere, ma non da abbattere nella loro banalissima diversità, semplicemente con la pace e ancor più, mentre il fondamentalismo religioso terrorizza l’occidente, ecco che uno spiraglio di luce ci viene, ancora una volta, da una storia nella quale la fede si sposa con lo sport ed insieme diventano utili ad  “una comunità di liberi”.
Maria è una ragazza del Waziristan (area tribale del Pakistan), costretta dalle regole rigide dei talebani ad indossare il niqab per uscire di casa; ma lei, come il fratello, desidera praticare lo SQUASH e per farlo, consenziente la famiglia, si traveste da uomo, fino, poi, ad emigrare in Canada, a Toronto, dove si libera della “sua armatura” e, da donna, approda all’agonismo sportivo raggiungendo il livello delle prime 50 giocatrici al mondo.
Discendente morale del campione di tutti i tempi, Jahangir Khan (uomo record, unico atleta, di tutti gli sport, a vincere 10 Campionati Mondiali di seguito). Il suo libro La Figlia Diversa”, pubblicato a Maggio, le porta l’invito, per venerdì 7 Ottobre u.s., alla Conferenza Episcopale Vaticana "Sport al servizio della fede e dell'umanità", dove interviene ed illustra la sua esperienza. Nello stesso giorno, dalle mani del presidente della Federazione Italiana Giuoco Squash, Siro Zanella, ospitati al Coni  e con la partecipazione del Presidente Giovanni Malagò, le viene consegnato il prestigioso riconoscimento “Nick d’Onore 2016”.
Maria, raccontando il suo percorso di vita si sente moralmente ispirata dal messaggio di Papa Francesco e sprigiona tutta la sua carica giovane e positiva per sostenere uno sport inteso sempre come messaggio di pace tra i Popoli e tra le Comunità di qualsiasi religione o credenza.
La incontro in un albergo di Borgo Pio a Roma, proprio dietro l’angolo di San Pietro e scambio due chiacchiere sulla sua singolare e straordinaria esperienza.
Dopo una giornata così piena di impegni e di incontri siamo soli, in tutta tranquillità, a scambiare due chiacchiere.

Maria, quale è la tua religione?                                
Sono mussulmana.
Anche la tua famiglia lo è?
Certo.
La tua famiglia ti ha ostacolato nella tua scelta sportiva?
Tutt'altro, mio padre ad esempio è stato il mio più grande sponsor, si è accorto del mio desiderio di vincere e senza di lui oggi non sarei qui.
Com’è accaduto che oggi vivi in Canada? Quando hai lasciato il Pakistan?    
Diciamo che è accaduto per una sorta di incidente ed è così che nel 2011, a 12 anni circa, sono andata via. I miei genitori ed alcuni miei fratelli sono ancora lì.
Quanti fratelli hai?                                        
Siamo 6; 4 maschi e 2 femmine. Sono la più grande. Li amo tutti e sono molto orgogliosa di mia sorella che è in politica ed è stata la più giovane parlamentare nel mio Paese, a 26 anni; lo è ancora ed ha 29 anni.
Cosa pensi dello sport per le donne?                            
Lo sport è importante per tutti gli esseri umani e non è solo per gli uomini. Forse gli uomini sono più atletici o più forti, ma la testa è uguale per tutti, anzi, forse le donne, hanno maggior capacità di concentrazione e, nello squash, l’ho constatato osservando la mia amica Nicol David, esempio per tutte noi, che amiamo questa disciplina.
Cos’è stata, per te, questa Conferenza Globale sui diritti umani?            
Dirompente il messaggio di Papa Francesco. Io condivido moltissimo il suo desiderio di sviluppo e di miglioramento per tutti i popoli. La sua forza è incredibile! Il suo incoraggiamento allo sport perchè sia un messaggio di pace puro: “SPORT IS REAL. RESTORE PEACE AND HUMANITY”, sta diventando il mio motto! Egli incoraggia il mondo, sprona l’umanità ad utilizzare lo sport per avvicinare gli uni agli altri. Ha aperto la Conferenza, ma, data la moltitudine di gente, non sono riuscita ad avvicinarlo. Lo desideravo tanto; spero che, nella mia vita, ci sarà un’altra occasione per farlo. Dal Cristianesimo, dall’Islam, dall’Ebraismo o da altro, tutti possiamo trarre la forza di stare insieme, nello sport ancora di più. E’ un caso che si nasca in un ambiente religioso, piuttosto che in un altro.
Com’è accaduto che il Vaticano è venuto a conoscenza della tua storia?    
In Canada il mio allenatore, giocava con Jonathan Powel ed un comune amico, Chris, ha raccontato la mia storia e da lì tutto si è ingrandito, fino alla pubblicazione del libro. E’ una bella storia che ci dice: “quando hai una catena che ti lega, prima te ne liberi e meglio è per il tuo destino”.
Qual’è il tuo sogno?                                    
Mi piace dipingere e spesso mi rilassa; desidero giocare ancora ed apprezzo quando il mondo ti comprende. Desidero comunicare ed avvicinare le persone; allontanare la confusione dall’educazione; questa è un’umanità che perde l’amicizia pur cercandola nei social.
Cosa pensi delle Olimpiadi?                                
Sono un grande palcoscenico per quello che ho detto e per il messaggio che vorrei passasse. Non conosco le polemiche nel vostro Paese, ma penso che non si dovrebbe negare l’occasione per un messaggio di pace, come quello che esse trasmettono. Il presidente Back dovrà battersi perché trasmettano il messaggio che il Papa ha dato. Siamo sfortunati che anche lo Squash non possa contribuire con i suoi atleti.
Quale sarà il tuo prossimo impegno agonistico?                    
Giocherò un importante torneo a New York il 18 Ottobre p.v.

A presto rivederci, Maria …….

Roma, 8 Ottobre 2016